5th Conference Report

 
Relazione 5° conerenza YPFDJ | Print |  E-mail
Written by Sofia Araia Roma-Italy   
Monday, 18 May 2009 02:23
La conferenza, incentrata sulla spiegazione del sistema economico-politico eritreo esulla messa in evidenza dei suoi problemi, è durata 5 giorni ed è stata molto interessante. Innanzi tutto abbiamo toccato con mano una realtà importante: Tantissimi eritrei,che vivono nei posti piu’ disparati, che nonostante tutto collaborano e lavorano per lo stesso obiettivo, perchè provano tutti dentro un amore grande per la propria terra.

 

La conferenza ha avuto diverse fonti di informazione e soprattutto ci sono stati

diversi confronti tra i vari ypfdj nel mondo.

Le relazioni di Yemane Ghebreab sono state esaurienti e dettagliate, la creazione dei

gruppi di discussione è stata un’attività importante, in quanto dal dibattito nascono

nuove idee,si vedono nuove realtà e si riesce ad andare oltre la propria prospettiva.

I video per le presentazioni dei vari gruppi hanno aiutato i vari gruppi ypfdj ad

elaborare nuovi metodi di lavoro credo ed ho apprezzato molto lo spazio dato a chi

aveva progetti da proporre ( in particolare il progetto di Dejen, sicuramente uno dei

momenti più commoventi della conferenza).

I vari discorsi sono stati tutti interessanti, ed ognuno ha portato qualcosa di

profondamente diverso,anche se alcuni purtroppo non li ho potuti seguire visto il mio

stato di salute.

Il pomeriggio in cui è stato possibile fare le domande a Yemane Ghebreab, ho notato

che le risposte di Yemane sono state troppo generali, e questo era un problema già

riscontrato nella 3° conferenza in Inghilterra, quindi un punto importante su cui fare

più pressione il prossimo anno.

La conferenza è uno di quei strumenti che permette di avvicinare i giovani tra loro e

di migliorare il lavoro.

Ciò che la conferenza trasmette di più a mio parere sono i valori dei vecchi

combattenti. La solidarietà, il rispetto, il coraggio,la fermezza e la determinazione sono valori propri non solo dell’èlite politica ma anche della popolazione e c’è una forte necessità che i giovani non li perdano, sia quelli fuori che vivono una realtà profondamente corrotta, sia quelli in Eritrea che vivono una situazione non facilmente sostenibile. C’è stata la possibilità di incontrare molte persone e di crescere, come in tante esperienze che si fanno nella vita. Le questioni intorno all’Eritrea sono molte e spero che i giovani lavoreranno sempre meglio in una collaborazione continua e trasparente per il futuro del paese. <